Giornale Roma - Mannoia apre a Genova il tour nel segno di De Andrè e Fossati

Mannoia apre a Genova il tour nel segno di De Andrè e Fossati
Mannoia apre a Genova il tour nel segno di De Andrè e Fossati

Mannoia apre a Genova il tour nel segno di De Andrè e Fossati

La cantante, 'se ci emozioniamo con loro le nostre anime sono salve'

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Un manifesto politico che 30 anni dopo "è anche più attuale di allora". In quasi due ore Fiorella Mannoia ha concentrato passione e anche ironia parlando di diritti civili, omosessualità, guerra, assenza dello Stato, immigrazione, rom, e salute mentale. E lo ha fatto con le parole di Fabrizio De Andrè e Ivano Fossati portando nella loro Genova, in due date sold out all'Arena del mare, 'Fiorella canta Fabrizio e Ivano - Anime Salve' che alla fine del tour "diventerà anche un disco". Perché "se riusciamo ancora a commuoverci e a provare emozioni con canzoni come queste le nostre anime sono salve". Carlo Di Francesco, musicista e produttore nonché suo compagno nella vita, ha arrangiato i brani "guidato dai testi delle canzoni". E così in Don Raffè "dove si parla della morte dei diritti, perché se devi rivolgerti alla mafia per ottenere un lavoro o una casa allora assistiti al fallimento dello Stato e di tutti noi, la musica diventa cupa, una marcia funebre". Mannoia ha preso per mano il pubblico introducendolo, con sue considerazioni, al senso dei brani. E così Fiume Sand Creek è stato un modo per ricordare quanto sta accadendo in Palestina con "criminali di guerra che non pagarono allora e non pagano oggi". Mentre Mio fratello che guardi il mondo è stata l'occasione per "non dimenticare che prima di parlare a vanvera di immigrazione, dicendo che la si risolve ma non la si risolve, dobbiamo ricordare che sono esseri umani". In prima fila c'era Dori Ghezzi "che non esclude che un domani chissà potrebbe decidere di cantare qualcosa con me 'se ci viene una bella idea' mi ha detto". La serata è iniziata con Dolcenera ma prima Fiorella ha ricordato come il tour "è un viaggio dell'anima" e un modo per dimostrare "che in un momento storico come questo bisogna ancora avere il coraggio e la forza di andare in direzione ostinata e contraria". E' poi Smisurata preghiera, Princesa, Khorakhanè, La guerra di Piero. E' dunque "un atto politico riproporre questo disco" perché "gli artisti devono stimolare un pensiero critico. Io mi sento fieramente disobbediente visto che il mondo si sta spostando in una direzione che non mi piace". Il suo pensiero Mannoia lo ha sempre manifestato apertamente "per attitudine". Francesco De Gregori "non lo ha mai espresso dal palco ma nei suoi testi, certo mi ha stupito il suo imbarazzo oggi su quello che sta succedendo tra Israele e Palestina". Una scaletta ragionata, pensata e "non è stato facile lasciare fuori altri brani come Il Bombarolo o Via del Campo. Anche perché alcune canzoni possono essere cantate solo da Fabrizio". Poi una critica alle nuove generazioni di cantanti. "A volte mi domando: ma in quale mondo state vivendo, quello che vedete vi piace? Se non vi piace è il momento di dirlo nelle canzoni. Un tempo le canzoni cambiavano le vite. Ecco, le nuove generazioni dovrebbero leggere e studiare di più e ascoltare i grandi cantautori". Il pubblico ha accolto con calore tutto lo spettacolo chiuso con Quello che le donne non dicono, brano che Mannoia usa per spiegare "ai papà di insegnare ai propri figli che un no è un no e che un rifiuto non è un insulto alla virilità". Il primo luglio il tour proseguirà a Trento.

G.Fontana--GdR