Strippoli, 'L'Estranea nato dalla mia paura di perdere il controllo'
In concorso a Venezia il thriller/horror con Trinca, Giannini e Bruni Tedeschi
(di Francesco Gallo) "L'Estranea nasce dalla mia più grande paura: quella di perdere il controllo. Ne sono ossessionato da sempre, faccio il regista perché mi lascia l'illusione di poter decidere delle cose della mia vita e poter plasmare la realtà". Così oggi al Lido il trentatreenne Paolo Strippoli, per molti l'enfant prodige dell'horror italiano, parla del suo film in concorso a Venezia. Un'opera che lo stesso Strippoli definisce un thriller psicologico con derive horror e che sarà in sala l'8 ottobre distribuito da 01. Di scena la storia di Anna (Jasmine Trinca), signora bene di Bari con tanto di marito professionista (Adriano Giannini), che confessa alla figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) una verità tenuta nascosta per vent'anni, una bugia che ha sorretto l'intera storia della loro famiglia. Ovvero rivela alla ragazza di aver stretto un patto con una misteriosa 'estranea' (Valeria Bruni Tedeschi) per salvarle la vita dopo un grave incidente avvenuto quando era bambina. Un patto che, come in una sorta di maledizione, ha generato una lunga catena di eventi oscuri e dolorosi. "I genitori sono per i figli lo spiraglio sul mondo esterno e questo spiraglio è il filtro più importante che abbiamo e che in qualche modo ci porteremo dietro tutta la vita. Credo - aggiunge Strippoli - che questo tema sia ancora più centrato rispetto agli altri miei film, perché questa è una cosa su cui mi interrogo spesso". "Strippoli - spiega Jasmine Trinca - mi ha offerto ancora una volta la possibilità di scardinare questa idea di perfezione della madre e quindi di restituire un femminile imperfetto che fa i patti con questa figura diabolica che è Valeria e ci aiuta a raccontare poi, nel segno che 'il diavolo fa le pentole, non i coperchi", di una famiglia in cui ci sono solo coperchi e questo per non far sentire la puzza che c'è dietro". E il demonio interpretato da Valeria Bruni Tedeschi? "La conosco benissimo quella donna. È una vecchia amica che è sempre dentro di me e mi ha sempre proposto dei dilemmi. Ad ogni passo mi chiede di scegliere tra il mio piede sinistro e il mio piede destro. Quando Paolo mi ha proposto questo personaggio - racconta l'attrice - mi è sembrato semplicemente di dover chiedere a questa vecchia amica se volesse fare un film e lei mi ha detto di sì". Strippoli l'anno scorso fuori concorso a Venezia con 'La valle dei sorrisi' e quest'anno in corsa per il Leone d'oro, si sente davvero un fenomeno? "Sono solo un regista che vuol fare film importanti e in grado di arrivare al pubblico e se il pubblico poi li apprezza sono contento. Spero solo che questa attenzione nei miei confronti si estenda alla mia generazione. Se una persona di cinquant'anni in Italia la si chiama ancora un giovanissimo regista, credo ci sia un problema. Come credo sia importante che anche i trentenni facciano dei film, perché lo sguardo di un trentenne è importante tanto quanto quello di un sessantenne, di un settantenne e di un novantenne".
S.Esposito--GdR
