Giornale Roma - Bonito, 'in Fame d'aria racconto l'autismo tra solitudine e salvezza'

Bonito, 'in Fame d'aria racconto l'autismo tra solitudine e salvezza'
Bonito, 'in Fame d'aria racconto l'autismo tra solitudine e salvezza'

Bonito, 'in Fame d'aria racconto l'autismo tra solitudine e salvezza'

Debutterà a Venezia, nelle Giornate degli Autori, il film tratto dal romanzo di Mencarelli

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(di Francesca Pierleoni) Un mondo che si apre dopo un viaggio interrotto: quello di Pietro (Paolo Pierobon), un padre esausto, mentalmente e fisicamente, coperto di debiti e immerso in un profondo senso di solitudine, e il figlio 18enne Jacopo (Saverio Santangelo), autistico "a basso funzionamento... bassissimo", come lo definisce il genitore, forma caratterizzata da una forte compromissione delle capacità intellettive e comunicative e dalla necessità di un supporto continuo per ogni attività quotidiana, dal mangiare alle funzioni corporali. È la realtà raccontata senza sconti in Fame d'aria di Giuseppe Bonito, adattamento del romanzo omonimo di Daniele Mencarelli (Mondadori), qui cosceneggiatore con Monica Zapelli, al debutto alla prossima Mostra del Cinema di Venezia (2 - 12 settembre) nella sezione autonoma e parallela delle Giornate degli Autori (Confronti). "Mi piaceva già molto Mencarelli come scrittore e quello che mi ha colpito subito di questo libro è l'approccio onestissimo di Daniele nel racconto dell'autismo", spiega all'ANSA Bonito, che torna ad esplorare il tema della genitorialità come ha fatto, fra gli altri, in Figli, da una sceneggiatura e un monologo di Mattia Torre, e ne L'Arminuta, trasposizione pluripremiata del romanzo di Donatella Di Pietrantonio, vincitore del Campiello. "Spesso nel parlare di autismo si tende a spettacolarizzarlo, si preferisce raccontare quello ad alto funzionamento e la sindrome d'Asperger, perché hanno elementi drammaturgicamente più accattivanti, tratti talvolta bizzarri che fanno sorridere o che danno il segno di una persona geniale, quindi sicuramente si presta di più alla narrazione". La storia di Fame d'aria "è più sfidante e ci si può entrare solo con la massima verità, uscendo dai cliché". Il film, prodotto da Clemart con Rai Cinema, parla anche del "grande e grave senso di rimozione che c'è verso questo tipo di disagio". Quello più grave "è a livello istituzionale: il senso di abbandono, pratico, economico che vivono questi genitori. Qui raccontiamo di un uomo che è arrivato a indebitarsi per le cure del figlio. C'è chi succhia il sangue anche da famiglie che hanno la disavventura di avere un figlio gravemente disabile e questa è una cosa intollerabile, schifosa. Io spero che il film lo urli nella maniera più forte possibile". La storia prende il via dall'improvviso stop al viaggio, per un guasto all'auto, di Pietro e Jacopo. A soccorrerli è Oliviero (Alfonso Santagata), meccanico di un paesino della zona dove padre e figlio, in attesa che la macchina venga riparata, vengono ospitati da Agata (Milvia Marigliano), proprietaria di un bar che in passato era anche una pensione. Ad aiutare la donna, rimasta vedova, c'è Gaia (Rosa Palasciano), capace di creare via via con Pietro un rapporto di confidenza. "Volevo che gli spettatori entrassero nella vita di quest'uomo, nel suo senso di una solitudine che è sociale, istituzionale, politica, ma anche affettiva". Il "paradosso drammatico di Pietro è che in qualche maniera arriva quasi a odiare il figlio pur amandolo più di ogni altra cosa. Si muove quasi per inerzia. L'incidente meccanico all'auto però finisce per essere catartico. È come se nel luogo così chiuso dove arriva fosse contenuta anche una possibilità di salvezza". Per interpretare "questo padre, la scelta di Paolo Pierobon non è stata casuale. Avevo bisogno di un attore che mi garantisse la capacità di sapersi tuffare nella profondità di questo personaggio e Paolo era uno dei pochi in grado di farlo con tutta la serenità e l'incoscienza del caso". Per il ruolo di Jacopo "scegliere un ragazzo che fosse realmente autistico a bassissimo funzionamento non era una strada praticabile, doveva necessariamente recitarlo un attore", spiega. Quindi "ci siamo messi a cercare un giovane interprete. Ne abbiamo visti credo più di 300, alcuni molto bravi, ma la cosa che mi ha veramente impressionato di Saverio Santangelo, un grandissimo talento, è come lui fosse Jacopo già nelle improvvisazioni dei provini. Poi conoscendolo ho capito anche perché, è una persona che nella sua vita è stato a contatto con l'autismo, sapeva benissimo di cosa stavamo parlando". La lavorazione, "comunque, è stata molto complessa sia dal punto di vista del coinvolgimento mentale che fisico, sono state scene molto intense, ma Saverio è stato eroico".

Bonito, 'in Fame d'aria racconto l'autismo tra solitudine e salvezza'

F.Piras--GdR