Giornale Roma - A 85 anni lascia la Scala Bruno Casoni, storico direttore del coro

A 85 anni lascia la Scala Bruno Casoni, storico direttore del coro
A 85 anni lascia la Scala Bruno Casoni, storico direttore del coro

A 85 anni lascia la Scala Bruno Casoni, storico direttore del coro

A 85 anni lascia la Scala Bruno Casoni, storico direttore del coro

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Bruno Casoni lascia il teatro alla Scala. A ottantacinque anni, lo storico direttore del coro scaligero che dal 2021 era 'passato' a dirigere il coro di voci bianche dell'Accademia si prepara a dirigere il suo ultimo concerto il 13 giugno. Ma già l'8 giugno, alla prima dell'opera di Bizet Carmen a guidare i giovani coristi sarà Brunella Clerici, che ha nel curriculum studi al Conservatorio di Milano, collaborazione con maestri come Claudio Abbado e la direzione del coro di voci bianche del Conservatorio della Svizzera italiana. A dare l'annuncio dell'addio di Casoni è stato il sovrintendente Fortunato Ortombina. "Nonostante sia del 1941 è molto più in forma di me e dovrebbe essere qui a prendersi un gran ringraziamento" ha sottolineato il sovrintendente annunciando che inizieranno i festeggiamenti anzi le "casoniadi". Appuntamento per questo il 13 giugno alle 15 per il concerto delle voci bianche dell'Accademia. Milanese, anzi di Magenta come tiene a precisare, Casoni nel 1993 è diventato direttore del coro di Torino, ma contemporaneamente anche del coro delle voci bianche della Scala. Un doppio incarico che ha mantenuto fino al 2002, quando Riccardo Muti lo ha chiamato come direttore del coro scaligero. "E ho avuto molte soddisfazioni con tutti i direttori musicali, non solo Muti ma anche Barenboim e Riccardo Chailly" aveva assicurato nel 2021 quando ha lasciato la guida del coro 'maggiore' affidato ad Alberto Malazzi ed è ritornato a dirigere le voci bianche. Ha tante passioni Casoni, ex insegnante al conservatorio, ciclista, ma il coro della Scala per lui ha un posto speciale. "È unico e insostituibile. La sua particolarità è il colore, sono le voci importanti e poi - aveva aggiunto - chi canta alla Scala ha l'orgoglio dell'appartenenza. La voglia di fare bene".

R.Tedeschi--GdR