Serena Rossi, "io attrice che canta, per lasciare un segno nella musica napoletana"
Il 30 gennaio esce il suo primo disco "SereNata a Napoli"
Un filo invisibile ma quanto mai resistente, unisce Serena Rossi e Napoli, la sua Napoli. Dopo il successo dello spettacolo teatrale, "l'attrice che canta" torna a raccontare la città con un doppio ritorno: il 30 gennaio esce (finalmente, potrebbe dire qualcuno, dopo che negli anni il pubblico ha imparato a conoscere e apprezzare le sue doti canore) il suo primo disco dal titolo SereNata a Napoli (Warner Music Italy), mentre dal 3 febbraio prenderà il via la tournée invernale dello spettacolo omonimo con il quale ha portato in scena quelle canzoni, un racconto in musica che abbraccia la città con dolcezza, con orgoglio, con malinconia. "Questo disco è nato proprio alla fine della tournée, perché ci sembrava un peccato lasciare quei brani, capolavori della tradizione napoletana, solo sulle tavole del palcoscenico. Lo abbiamo realizzato con la volontà di lasciare un segno, il nostro segno nella musica tradizionale napoletana. Sono bastati due giorni per registrare tutto. Ed è l'ennesima novità che mi riguarda e che mi emoziona", racconta Serena Rossi, che intanto è impegnata sul set de La Famiglia Panini, storia di chi ha inventato le iconiche figurine, in onda sulla Rai nella prossima stagione televisiva. "Dopo Lina Sastri, mi è sembrato che ci fosse una sorta di spazio libero nella generazione successiva, ovvero la mia - spiega ancora l'artista -. Mi piaceva idea di prendermi sulle spalle questo tipo di repertorio, anche se mi rendo conto che va controcorrente rispetto al tipo di musica che va di moda oggi. È un altro tipo di linguaggio, un altro mondo, ma proprio perché oltre il tempo, avrà sempre il suo spazio, come ce l'ha da sempre". Il disco raccoglie i brani più intensi portati a teatro e li restituisce con forza e grazia nuova: un inno alla vita, alla memoria e alle radici. Quattordici tracce riarrangiate ad hoc, da "Era de Maggio" a "Dicitencello vuje" passando da "Io Mammeta e tu" a "Tammurriata Nera", con la direzione del maestro Valeriano Chiaravalle e accompagnata dai suoi musicisti per condurre lo spettatore tra i canti dei vicoli, i suoni delle feste popolari, le ninne nanne di un tempo, per celebrare la città in tutte le sue sfumature. Il disco prelude a un futuro da cantante? "Per il momento no, ma ho imparato a non escludere niente nella vita. Saper cantare non significa essere cantante e ho paura di fare un passo falso, e magari compromettere la carriera da attrice".
P.Sartori--GdR
