Procura sportiva Fisi archivia, 'ma possibili errori dei tecnici in morte Franzoso'
Inchiesta chiusa, potrebbe essere riaperta in caso di novità dalla giustizia ordinaria
Nella morte di Matteo Franzoso, lo sciatore azzurro ha perso la vita a 25 anni il 15 settembre 2025 dopo una caduta in allenamento in Cile, avrebbero pesato anche comportamenti censurabili dei tecnici della nazionale italiana di sci alpino. Lo scrivono oggi i quotidiani del gruppo Nem, citando il provvedimento di archiviazione della Procura federale della Fisi presieduta da Stefania Cappa, che però ha chiuso il caso sul piano disciplinare per mancanza di elementi sufficienti a promuovere l'azione nei confronti dei tesserati. Secondo l'atto la morte non sarebbe riconducibile a una singola causa: alla manovra errata si sarebbero sommate le condizioni strutturali della pista La Parva, con la staccionata rigida - contro cui impattò l'azzurro - posta a pochi metri dal tracciato indicata come causa principale del decesso. La configurazione del percorso, riportano gli atti, non appariva conforme ai criteri di sicurezza richiesti per una pista da allenamenti ad alta velocità, tanto più che diversi atleti avevano segnalato come pericoloso quel tratto per la vicinanza del frangivento. Il tracciato era stato deciso da un tracciatore austriaco, di cui la squadra italiana si era fidata, ma per i procuratori è mancato un ulteriore controllo da parte dei responsabili italiani, circostanza che avrebbe inciso sulla prevedibilità ed evitabilità dell'incidente. L'archiviazione è stata decisa il 5 febbraio 2026 e avallata dalla Procura generale del Coni. Ma se dalla giustizia ordinaria emergeranno nuovi elementi, il fascicolo potrebbe essere riaperto.
E.Mazza--GdR