In Usa 40mila oncologi a congresso, faro sulla ricerca che si traduce in realtà
Berardi (Aiom), 'ma riduzione numero giovani italiani premiati induce a riflettere'
Circa 40mila oncologi, stando alle previsioni, provenienti da oltre 160 paesi del mondo, parteciperanno all'edizione 2026 del Congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO), il maggiore appuntamento mondiale del settore che si apre domani a Chicago. Sono 8.700 gli studi presentati, un numero record secondo gli organizzatori, e forte è anche la presenza italiana, con due giovani ricercatori che attualmente lavorano in Italia - Michela Bartolini e Paolo Ciracì - che riceveranno il prestigioso premio 'Conquer Cancer Merit Award'. 'La scienza e la pratica del trasferire: migliorare gli esiti della lotta contro il cancro in tutto il mondo' è il claim di ASCO 2026. L'enfasi, spiega Jo Chien, presidente del programma scientifico ASCO, "è cioè sull'importanza di trasferire con successo le scoperte scientifiche dai laboratori clinici alla pratica reale". A Chicago, anche la delegazione dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). ASCO 2026, afferma la presidente eletta di Aiom Rossana Berardi, "rappresenta uno degli appuntamenti più importanti per l'oncologia: è il luogo in cui vengono presentati studi potenzialmente practice-changing, nuove strategie terapeutiche e dati destinati a incidere sulla pratica clinica. Il programma prevede oltre 200 sessioni". In questo contesto, ASCO ha premiato con il riconoscimento del Merit Award proprio gli studi con un potenziale maggiore impatto sui malati. Due i giovani italiani sul podio, mentre nel 2025 erano stati 17 (8 affiliati a università italiane e 9 impiegati all'estero). "La forte riduzione dei giovani italiani premiati, a fronte di un numero complessivo di riconoscimenti stabile e di una maggiore concentrazione di premiati in istituzioni Usa - osserva Berardi all'ANSA - deve farci riflettere. Non possiamo attribuire il dato a una sola causa, ma è evidente che la competizione scientifica internazionale si gioca sempre di più dentro grandi reti accademiche globali. Se le politiche restrittive sui visti e sulla mobilità rendono più difficile per studenti, medici e ricercatori stranieri formarsi negli Stati Uniti, anche i giovani italiani rischiano di vedere ridotte alcune opportunità cruciali". La risposta, conclude, "non può essere il ripiegamento, ma un investimento più forte su mobilità, collaborazioni internazionali e capacità dell'Italia e dell'Europa di offrire percorsi di ricerca altrettanto competitivi".
S.Rinaldi--GdR