Giove (Cgil), 'crescita occupazione? No, sostituzione con lavoro povero e precario'
"Governo dei sovranisti faccia scelte strategiche per proteggere occupati e produzioni"
"Si può continuare a dire che l'occupazione cresce, che abbiamo raggiunto record storici, la verità purtroppo è che si sta sostituendo lavoro stabile e ben retribuito con lavoro precario e scarsamente retribuito, e questo non è un gran successo". La riflessione è di Gino Giove, della segreteria nazionale della Cgil, al quale sono state affidate le conclusioni dell'assemblea regionale del sindacato ad Ancona sul tema 'Tra crisi e rilancio delle nuove politiche industriali nelle Marche'. "Il quadro che emerge è un quadro di progressiva deindustrializzazione del Paese. - osserva il sindacalista - Ci sono grandi crisi che attraversano filiere e territori, che non vengono affrontate se non con gli ammortizzatori sociali, che non è una gran soluzione; ma soprattutto non si fanno scelte strategiche per il Paese". "Fare scelte strategiche - afferma Giove - significa decidere se la produzione d'acciaio è strategica o no, se la chimica di base è strategica oppure no; se la riduzione del costo dell'energia sia strategica oppure no; quali filiere nuove servono per sostituire quelle che non hanno più valore aggiunto". "Queste sono scelte politiche, non possono essere lasciate al mercato, - attacca il segretario nazionale Cgil - perché il mercato massimizza i profitti, esattamente come fa Electrolux (l'azienda ha annunciato 1.700 esuberi in Italia e la chiusura del sito di Cerreto d'Esi nell'Anconetano) che decide di andare a produrre da un'altra parte non perché non ci sia mercato, ma perché ha intenzione di massimizzare i profitti". "Difendere la produzione industriale nazionale, lo consiglio a un governo di sovranisti, come si autodefiniscono, - prosegue Giove - significa proteggere la nostra economia, i nostri territori, le nostre lavoratrici e lavoratori. Senza scelte e lasciando tutto semplicemente ai grandi gruppi internazionali, o peggio ancora alla finanza internazionale, si rischia un processo di impoverimento del Paese".
P.Caruso--GdR
