Giornale Roma - Skea (Ipcc), 'poco da governi contro la CO2, più si tarda più costa'

Skea (Ipcc), 'poco da governi contro la CO2, più si tarda più costa'

Skea (Ipcc), 'poco da governi contro la CO2, più si tarda più costa'

'Prossimo Rapporto su cattura anidride carbonica, i maggiori rischi sono le inondazioni'

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"E' quasi inevitabile" superare ancora, "nel breve periodo, il limite di 1,5 gradi" di aumento medio della temperatura, ma "non siamo ancora a un punto di non ritorno definitivo. In linea teorica, è possibile raffreddare la Terra nel lungo termine, soprattutto rimuovendo l'anidride carbonica dall'atmosfera. Tuttavia, ci vogliono sforzi ancora in gran parte da sviluppare e le attuali azioni dei governi non sono sufficienti. La priorità resta ridurre drasticamente e velocemente le emissioni. Più si rimanda più aumentano i costi". A dirlo è il presidente dell'Ipcc, Jim Skea, a Roma in questi giorni riunito con 150 esperti del panel intergovernativo di scienziati delle Nazioni Unite per avviare i lavori del 'Rapporto metodologico 2027' proprio sulle tecnologie di rimozione dell'anidride carbonica, cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio. Scozzese, fisico e professore esperto di energia sostenibile, nel ruolo che ricopre non commenta le politiche dei singoli Paesi ma Skea non appare pessimista nonostante gli sforzi "insufficienti al momento" dei governi per affrontare il cambiamento climatico. "Gli impegni attuali risultano sia poco ambiziosi sia scarsamente attuati" ammette lo scienziato in una copnversazione con l'ANSA nella sede della Fao che sta ospitando i lavori dell'Ipcc. Anche l'obiettivo "straordinariamente ambizioso" di neutralità climatica al 2050 "resta per lo più una dichiarazione di intenti", non sostenuta da politiche concrete. Ma "senza un cambio di rotta si potrebbe arrivare a circa 3 gradi di riscaldamento entro fine secolo, con effetti estesi su agricoltura, pesca e sicurezza alimentare" con "impatti già in corso, soprattutto legati all'acqua: alluvioni, eventi estremi e innalzamento dei mari che sono i rischi più immediati". Nel breve termine, le leve più efficaci per tagliare le emissioni riguardano "il settore energetico: espansione delle rinnovabili, del nucleare e crescente elettrificazione dei consumi - ricorda Skea - Ci sono poi soluzioni naturali - come riforestazione e tutela degli ecosistemi - e tecnologie emergenti, tra cui la cattura diretta della CO2 o la mineralizzazione delle rocce. Strumenti promettenti, ma ancora lontani da un'applicazione su larga scala" e che sono appunto oggetto del prossimo Rapporto, ha osservato.

L.Moretti--GdR